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I tessuti nell'abbigliamento biologico

In un viaggio nell'"abbigliamento biologico", dal titolo SOTTO IL VESTITO IL MONDO, Giuditta Blandini, di "Stile Biologico" di Firenze, percorre i vari aspetti del "vestire", dai tessuti, alla storia del cotone, ai percorsi internazionali dell'abbigliamento, agli aspetti ecologici, al benessere, al potere del consumatore consapevole. Viene qui riportata la sezione dedicata ai tessuti. La pubblicazione completa è reperibile nel sito www.organic-wear.it

 

 I TESSUTI

La lana
La seta
Il lino
La canapa
Le fibre chimiche               

 

 

 

 

 

 

 

 

La lana
La seta
Il lino
La canapa
Le fibre chimiche
 

Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La lana
La seta
Il lino
La canapa
Le fibre chimiche

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La lana
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La canapa
Le fibre chimiche
 

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Il lino
La canapa
Le fibre chimiche
 

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La seta
Il lino
La canapa
Le fibre chimiche
 

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I TESSUTI

Per tutto il 1700 e buona parte del 1800, il consumo totale di fibre tessili nel mondo era coperto per il 78% dalla lana, per il 18% dal lino e per il 4% dal cotone. All’inizio del 1900 i rapporti erano: 74% cotone, 20% lana, 6% lino. Nel corso di un secolo la situazione è stata ribaltata completamente: a determinare in modo schiacciante l’ascesa e il successo del cotone fu la meccanizzazione della filatura, alla quale si prestava molto meglio il cotone piuttosto che la lana, e la vastissima disponibilità di piantagioni e di manodopera schiavile (vd. oltre). Nel 1995, il cotone rappresentava il 46% dei consumi mondiali di tessuti, la lana il 3% e ben il 51% era coperto dalle fibre artificiali e sintetiche.

La lana è il primo tessuto utilizzato dall’uomo.

E’ una fibra di origine animale, generalmente costituita dal vello di pecore, ma anche di altri animali. Essa costituisce un regolatore termico per eccellenza: grazie alla sua fibra molto ricca di proteine, è in grado di assorbire il sudore fino al 30% del suo peso senza restituirne l’umidità. La lanolina, una sorta di olio naturale, permette al tessuto di respingere le impurità esterne e di funzionare da ‘isolante’, allo stesso tempo però non impedisce la naturale traspirazione della pelle.

Provenendo da allevamenti animali, la qualità ‘biologica’ della lana deriva dalla qualità biologica dell’allevamento, e quindi dal trattamento e dall’alimentazione degli animali. Inoltre, tutto il procedimento produttivo del tessuto a partire dalla lana grezza può avvenire secondo diverse metodologie. La lana ‘ecologica’ non è trattata con sostanze chimiche durante il ciclo della lavorazione. L’industria tessile convenzionale utilizza invece trattamenti artificiali che alterano le proprietà originarie della fibra, e che spesso risultano altamente inquinanti.

La seta, come la lana, è una fibra proteica, e le sue origini si perdono lontano nello spazio e nel tempo: si ha notizia che circa 3000 anni prima di Cristo in estremo oriente fu addirittura utilizzata come mezzo di pagamento, a riprova di come sia sempre stata considerata una fibra di altissima qualità e valore.

La produzione della seta è anch’essa affidata ad allevamenti, in questo caso di bachi, che producono questo materiale per costruire i bozzoli in cui si incapsuleranno nel loro naturale ciclo biologico.

Esistono diversi tipi di tessuto, distinguibili alla vista e al tatto, e tutti possiedono numerose e piacevoli qualità. La seta ‘buretta’ indiana, ad esempio, ha un aspetto più consistente e ruvido rispetto a come appare normalmente la seta nei mercati occidentali, e corrisponde al materiale grezzo prodotto dal baco nel momento precedente alla costruzione del bozzolo.

La composizione della seta è simile a quella della pelle, e il tessuto è in grado di mantenere il caldo e il fresco in modo ottimale. I trattamenti chimici industriali a cui spesso è sottoposta prima di raggiungere il consumatore sono purtroppo causa della perdita delle sue proprietà naturali, oltre che fattore di inquinamento ambientale.

Tradizionalmente, fino all’avvento del cotone prodotto in modo industriale e, poi, delle fibre sintetiche, il lino rappresentava la più importante fibra di origine vegetale utilizzata per la produzione di capi d’abbigliamento. In effetti il lino è la fibra ideale per tessere trame lucenti, durature e resistenti, ed ha la proprietà di disperdere il calore corporeo in modo ottimale, adattandosi in misura maggiore al clima estivo.

La pianta da cui ha origine cresce soprattutto nelle zone costiere dell’Europa del Nord, ed infatti era molto utilizzato per confezionare abbigliamento adatto al mare, anche per la sua resistenza e durevolezza.

La coltivazione del lino può essere controllata in modo preciso ed esso si può certificare come ‘proveniente da agricoltura biologica’ secondo la normativa europea esistente.

La canapa è una pianta in grado di fornire molte materie prime pregiate, ed in particolare si dimostra adatta alla realizzazione di diverse linee di prodotti ecologici e biologici in quanto le sue caratteristiche agricole di robustezza rendono spesso superfluo l’utilizzo di pesticidi chimici. La sua coltivazione migliora la qualità del terreno, realizzando rendimenti molto alti rispetto alla quantità di suolo utilizzato e permettendo l’utilizzo di praticamente tutte le parti di cui è composta la pianta.

Pochi secoli fa la canapa era molto utilizzata per la produzione di tessuto, soprattutto per la sua robustezza (pare ad esempio che il primo paio di jeans fosse stato realizzato in canapa). Il suo declino fu causato dall’avvento del cotone industriale e, in tempi più recenti, dai divieti di coltivazione imposti da molti governi nazionali a causa della sua ‘parentela’ con la pianta della marijuana (della quale la canapa non conserva le proprietà narcotiche).

In Italia la canapa costituiva una pianta spontanea, ed è stata a lungo utilizzata nel recente passato per la produzione di tessuto, prima che la sua coltivazione venisse proibita per legge. Oggi finalmente questo divieto è stato annullato, e la coltivazione della canapa sta riprendendo, facilitata anche dalle sovvenzioni che l’Unione Europea garantisce agli agricoltori.

    • le fibre chimiche

      Le fibre chimiche vengono denominate ‘man made’, per sottolineare la differenza rispetto a quelle di origine vegetale ed animale, e coprono attualmente (ma già a partire dagli anni ’70) circa la metà dei consumi mondiali di tessuti. Si dividono in fibre artificiali, ottenute da materie prime rinnovabili come la cellulosa (es. viscosa, lyocell, bemberg), e fibre sintetiche, derivanti dal petrolio (nylon, rayon, lycra).
      La prima fibra chimica di sintesi fu fabbricata nel 1936 dall’americano Cartothere (polimerazione di sostanze alimentari), e da allora anche le altre grandi potenze, in particolare la Germania, perseguirono questi obiettivi per prepararsi alla guerra, nel timore di non potersi procurare nelle colonie prodotti strategici come il cotone e il caucciù.

 

 

 

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Testi sull'abbigliamento biologico

AUTORE

TITOLO

EDIZIONE

AA.VV

Pesticides News n° 28 (1995)

The pesticides Trust

Contiene un inserto monografico sul cotone in relazione al sud del mondo e ai pesticidi

 

AUTORE

TITOLO

EDIZIONE

AA.VV

Una Moda Mondiale

Editrice Consumatori

Manuale di educazione allo sviluppo incentrato sul rapporto fra mondo tessile, moda, costumi giovanili e paesi del sud del mondo - volume prodotto nell'ambito della campagna "Tutti nello stesso piatto" promossa da COSPE, CTM, ICEI e COOP

 

AUTORE

TITOLO

EDIZIONE

AA.VV

Rapporto sul commercio equo nell'abbigliamento ott. '95

Agricoltura Ricerca 1995 anno XVII numero 157

Volume monografico sulla sperimentazione del cotone in Italia - elaborazione delle ricerche italiane rivolte ad uno sviluppo della coltivazione nazionale della fibra.

 

AUTORE

TITOLO

EDIZIONE

Achille Sertoli

Dermatologia Allergologica professionale ed ambientale - vol. 1

Il pensiero scientifico editore

Bollettino di Dermatologia Allergologica e professionale, 12, 3-8, 1998

 

AUTORE

TITOLO

EDIZIONE

Achille Sertoli E Stefano Francalanci

Indagine epidemiologica SIDEV/GERDCA

Il pensiero scientifico editore

dermatiti da contatto in Italia (1984-1993) - Annali Italiani di Dermatologia Clinica e Sperimentale - n° 52, 47-53, 1998

 

AUTORE

TITOLO

EDIZIONE

Dorothy Myers

Organic Cotton

The pesticides Trust

Panoramica sugli aspetti della conversione biologica del cotone con raffronti fra coltivazione convenzionale e biologica in varie regioni del mondo

 

AUTORE

TITOLO

EDIZIONE

Giuditta Blandini

Stile biologico: vestirsi di natura

Firenze Verde 2000 - ed. Demomedia

 

 

AUTORE

TITOLO

EDIZIONE

Giuditta Blandini

Sotto il vestito il mondo

on line

 

 

AUTORE

TITOLO

EDIZIONE

Luca Colombo

Schede 11-12

Progetto Continenti Roma

Schede descrittive sulla coltura del cotone i suoi danni ambientali e sociali, e sulla opportunuità della coltivazione biologica dello stesso. Completo.

Si può richiedere e-mail: continenti@iol.it        Tel 06.59600319 

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LA CANAPA ... IN FATTI

Poche ma efficaci righe, estratte dal sito di Fatti di Canapa sulla canapa, pianta di antichissimo uso. Nello stesso sito www.fattidicanapa.it  potete viaggiare alla conoscenza dell'uso terapeutico della canapa.

 

Resistente, ecologica, eterna, la canapa è una pianta antichissima di almeno 8000 anni. Annientata nel secolo scorso, da grandi interessi commerciali (tutto ciò che e' fatto di cotone, legno, petrolio, medicine può essere fabbricato con la canapa) può contare 50.000 utilizzi tutti economicamente remunerativi ed concorrenziali.
Tessuti, medicine, alimenti, carta, combustibile vegetale, materiali per l'edilizia ,plastica ecologica, plexiglas, polistirolo, resine, cordame e cosmetici, … tutto ad inquinamento 0.

La canapa per crescere rigogliosa non ha bisogno di alcun pesticida o diserbante. Inoltre con le sue profonde radici rigenera i terreni, anche inquinati, favorendo la rotazione delle colture; riduce l'effetto serra essendo uno dei migliori foto- convertitori di anidride carbonica in ossigeno.

Carl Sagan scrive :sarebbe di interesse universale nella storia dell'umanità scoprire che è stata la canapa il primo prodotto coltivato dall'uomo, che ha portato all'invenzione dell'agricoltura di conseguenza , alla civiltà.

La più antica testimonianza di lavorazione organizzata della canapa di un prodotto sono i resti di una manifattura di canapa risalente a 8000 anni circa a.C. ritrovati nella "culla della civiltà" a Catal Uuyuk (antica Mesopotamia) sul territorio dell'attuale Turchia. Inoltre sull'isola di Taiwan sono stati ritrovati frammenti di vasellame le cui decorazioni venivano prodotte premendo corde di canapa sull'argilla fresca prima che si indurisse. Sono venuti alla luce anche utensili a forma di cappio, usati per millenni che servivano a liberare le fibre di canapa dal fusto della pianta.

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Kapok... la lana vegetale per materassi, cuscini, trapunte.

 

Il Kapok è una fibra vegetale di alto valore. Tenera e morbida, viene chiamata ovatta di kapok, è ricavata annualmente dai frutti di alberi dalle dimensioni gigantesche, che raggiungono i 40 metri di altezza, 10 metri di circonferenza ed età plurisecolari. 

Si tratta dell'albero del kapok, oggi molto diffuso nelle zone tropicali, allo stato naturale, per cui non è trattato né con concimi, né con sostanze chimiche. E la sua "ovatta", molto elastica e leggera, viene usata,dopo cardatura, per imbottire cuscini, materassi, trapunte.

I frutti sono bacche ovoidali che, a maturazione, si aprono e cadono a terra, lasciando l'ovatta attaccata al ramo. Questa viene colta, separata dalle parti legnose e dai semi, e commercializzata così come è, poiché non può essere filata, data la sua struttura senza consistenza.

L'ovatta di kapok, di colore panna ambrato, viene soprannominata "lana vegetale" o "seta vegetale" per il suo aspetto setoso: grazie alla superficie liscia,come la seta, le fibre di kapok non  infeltriscono e non creano grumi come la lana od il cotone. Uno strato di cera naturale le protegge e le rende poco igroscopiche. Sì che non trattenendo l'umidità, nei materassi kapok non si forma il clima batterico caldo umido, dannoso per le persone che soffrono di reumatismo ed artrite. Un amaro naturale tiene poi lontano acari e tarme, per cui materassi, cuscini e trapunte di kapok sono ideali per persone che soffrono di allergia.

La fibra di kapok non può essere lavorata industrialmente. Per produrre un materasso naturale, resistente e durevole, ci vuole un lavoro artigianale secondo una vecchia tradizione. Il materasso viene diviso con pareti  di stoffa in circa 20 camere, così che la fibra non possa vagare all'interno del materasso: ogni "camera" viene riempita di kapok.

 

 

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Bioagricultura n. 73 - AIAB

BIOTESSUTI MADE IN ITALY di Paolo Foglia

Aiab certifica le prime produzioni tessili biologiche italiane

La produzione tessile è stata caratterizzata in questo secolo dalla introduzione e successiva forte espansione delle fibre sintetiche. Nonostante questo le fibre “naturali” sono state promosse con successo in molti Paesi, anche se spesso le condizioni in cui si realizzano sia la produzione agricola di piante da fibra tessile che la manifattura di prodotti tessili sono lontane da concetti definibili naturali e sono spesso sconosciute o ignorate dai consumatori di prodotti tessili. Considerando, ad esempio, le problematiche connesse al cotone, a differenza della sua immagine naturale, la sua produzione è sempre più associata ad effetti aventi impatti negativi sull’ambiente che includono la massiccia introduzione di colture modificate geneticamente, la riduzione della fertilità dei suoli, la salinizzazione, la perdita di biodiversità, l’inquinamento delle acque e diversi problemi connessi all’uso dei pesticidi inclusi fenomeni di resistenza nei patogeni. Le problematiche ambientali connesse alle produzioni tessili hanno suscitato in vari Paesi l’attenzione sia dei consumatori che dell’industria. All’inizio degli anni Novanta alcuni osservatori che operavano all’interno del settore tessile realizzarono che le considerazioni ambientali potessero costituire un’importante motivazione per le scelte dei consumatori e così lo sviluppo del mercato “environmental friendly” iniziò ad essere considerato un fattore strategico per le imprese del settore tessile. Partendo da queste considerazioni l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB), avvalendosi della collaborazione e delle competenze del Centro Cotoniero Tessile ed Abbigliamento S.p.a. (CENTROCOT) di Busto Arsizio e del Centro Botanico di Milano, ha avviato un programma nazionale sul Tessile Biologico che ha portato alla predisposizione di uno standard italiano per i “Tessili Biologici” e allo sviluppo di un apposito schema di certificazione. Lo standard, in linea con quanto enunciato dal “Sustainable Processing of Organic Fibres” dell’International Federation of Organic Agriculture Movements (IFOAM), risponde ai seguenti principi generali: le materie prime utilizzate devono essere solo fibre naturali ottenute tramite agricoltura biologica e certificate. Le materie prime che non siano fibre devono essere innocue per l’ambiente e per l’uomo. La trasformazione delle materie prime deve avvenire utilizzando tecniche appropriate e che riducano al minimo l’impatto sull’ambiente. Nella trasformazione di tessuti biologici deve essere evitato l’impiego di sostanze chimiche di sintesi o di altre sostanze che siano inquinanti dell’ambiente e che possano costituire un rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei consumatori. Per la colorazione possono essere utilizzati colori vegetali o minerali che comunque non contengano metalli pesanti o sostanze con proprietà carcinogeniche, mutagene e teratogene. ALI srl di Tezze di Vazzola (TV) è la prima ditta italiana che ha richiesto e ottenuto la certificazione AIAB per sette linee di prodotto: abbigliamento neonato; abbigliamento bambino; abbigliamento donna; abbigliamento uomo; linea spugna - accappatoi asciugamani; linea letto – lenzuola; linea calze.

 

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